Questo racconto proviene da un esperimento creativo nato per caso, una pigra sera di fine Luglio. La storia è scritta a più mani, ogni colore rappresenta un autore secondo lo schema seguente:
Rosso – Dionisia Cacciaverni
Nero – K
Verde – G
Blu – D
Vi auguriamo buona lettura!
La porta della taverna si aprì cigolando.
Entrò un forestiero mai visto prima, attirando non poche attenzioni; con esso una ventata di aria fredda pervase la stanza. I pochi ospiti dell’osteria lo scrutarono con diffidenza; il cappello gli copriva il viso, il mantello lungo era fradicio da una lunga pioggia. Si avvicinò al bancone, con passi decisi, lasciando tracce di fango mentre il mantello gronda sul pavimento. Tutto il resto taceva. Improvvisamente, la sua voce ruppe il silenzio:
<< Una birra e un tavolo tranquillo. >>
<< Tavolo tranquillo? >> gli fece l’oste, sogghignando << Dove credi di trovarti, signorino? >>
I presenti sparuti esplosero in una risata grassa solo al pari dei loro ventri gonfi d’etilene. Tutti, tranne uno. Era un vecchio solo, senza una gamba, coperto da un pastrano cencioso, con due occhi piccoli e appannati da una patina lattiginosa che a stento si riconoscevano in mezzo alle profonde rughe che gli solcavano il viso.
Sebbene il cappello coprisse quasi completamente il volto del forestiero, rendendo ancora più enigmatiche le sue intenzioni, più di una persona quella sera notò il riso beffardo con cui reagì alla scontrosa accoglienza dell’oste e degli ospiti della taverna. Con fermezza e passo sicuro, come se conoscesse a memoria quel posto, si avvicinò al tavolo del vecchio. Togliendosi il cappello zuppo con la mano sinistra, e avvicinandolo per un breve attimo al petto come per accennare un inchino, lo poggiò sul tavolo.
Nella scarsa luce si vedevano i suoi capelli, unti da giorni di viaggio, lunghi fino alle spalle e di colore scuro. Si sedette e, dopo un respiro affannato, pronunciò deciso:
<< La mia birra? >>
Lo sguardo del vecchio balenò, celere a dispetto dell’età avanzata, tra il forestiero e l’oste, che aveva ricominciato a ridacchiare con fare sornione. Ma prima che potesse aprir bocca, fu l’anziano a parlare
<< Penso sia il caso di piantarla >> e rivolse gli occhi chiari al nuovo arrivato << Chiaramente, il giovane non è in vena di scherzare questa sera>>
A quel punto il forestiero si sarebbe aspettato qualche sbuffo, altre risate, un paio di battute; ma nulla di ciò accadde. L’oste serrò le labbra e s’affrettò a ordinare a un garzone di portargli la birra.
Gli ospiti della taverna, come per non voler palesare la loro curiosità verso le vere intenzioni del forestiero, ritornano apparentemente alle loro faccende, discussioni, chiacchiere, ma mantenendo un orecchio teso verso il tavolo del vecchio. Il garzone, dopo poco, sbatté la birra sul tavolo: la schiuma fuoriuscì dal boccale, unendosi al bagnato lasciato dal cappello fradicio, rendendo ancora più sporco il tavolo di legno usurato. Prima che egli tornasse al bancone, il forestiero gli riferì a bassa voce:
<< Sono qui per incontrare un certo Bill. >>
L’oste capì le parole pronunciate dal forestiero, e con lui anche gli ospiti e ovviamente il vecchio. Tornò il silenzio nella taverna…
…ma solo per alcuni istanti.
<< Modo interessante di presentarsi, vedo. >>
Il forestiero si girò di scatto nel sentire una roca voce, proveniente da uno degli angoli bui e poco illuminati del locale.
<< Ancora più interessante sarebbe sapere come tu sia arrivato qui. Pensavo avessero chiuso la frontiera dopo l’emanazione del recente editto reale. >>
L’uomo si alzò dal suo posto e si avvicinò al forestiero togliendosi il copricapo che ricopriva una lunga chioma rossiccia.
<< E mi chiedo, perché ti dovrebbe interessare di Bill.>>
Il chiasso proveniente dal lato opposto del locale interruppe il loro confronto.
<< Un doppio whiskey con piombo >> esclamò Ruggero sbattendo un pugno sul tavolo mentre l’altra mano accarezzava la natica di una meretrice alticcia.
<< Dai, cazzo! >>
<< La prego, signore, di fare la fila come tutti gli altri >> rispose paziente l’oste, avvezzo a incidenti di simile foggia.
Gli astanti non osarono nemmeno rivolgergli uno sguardo, ricordando quanti denti fossero caduti a terra a seguito di risse partite dalla superbia di Ruggero, detto Il Vecchio Arzillo.
<< Eccole il whiskey. Spero che stasera non si faccia male nessuno. >>
Il vecchio lanciò un’occhiata arcigna al suo coetaneo – i cui gusti in fatto di bevande e donne aveva sempre trovato discutibili – e rivolse tutta la sua attenzione questa volta al rosso. Sapeva bene a cosa si stava riferendo, e per un istante la pesantezza della vecchiaia si sgretolò di fronte a una palpitazione d’animo peculiare. Si sentì di nuovo giovane mentre assisteva a ciò che già lungamente, nei suoi sogni ebbri e venerei, aveva previsto.
<< Parlavano i fumi >> sibilò << Oh, cantavano, i fumi! >>
Nessuno gli prestò attenzione, in quel momento concitato dal confronto fra i due uomini; lo ritenevano tutti un po’ pazzo.
<< Tu non sei di queste parti >> minacciò Ruggero al forestiero << Sei venuto a portare rogne? >>
La taverna cadde nel silenzio, rotto soltanto dall’incessante pioggia. Nessuno aveva il coraggio di contraddire quell’uomo lercio di vestiti e di lingua; si attendeva l’evolversi inevitabile della situazione.
<< Parla o ti farò parlare io a forza di destri e manrovesci, fijo de ‘na mignotta >> continuò il rozzo.
<< Non voglio problemi oggi, gentiluomini. >>
I bevitori non avevano notato la presenza dello sceriffo fino a quel momento.
<< Troppe zuffe si sono susseguite questa settimana, facciamola finita. >>
Il forestiero restava silenzioso, con lo sguardo verso il basso e una calma che lasciava trasparire una saggezza mista all’esperienza di uno che aveva rotto tante mascelle quante Ruggero.
Con lo sceriffo che gironzolava nella taverna, la situazione tornò grossomodo alla normalità.
<< Hai sentito che ha detto quello là? >>
Ora che la udiva con attenzione, la voce del vecchio sembrava raspare come un pezzo di legno contro la segatura di un tavolo vecchio.
<< Ha detto che cerchi rogne se non sei di qua. >>
Una risata flebile gli strisciò fuori dai denti, sottili e anneriti dall’età.
<< Non lo sa che io ero qui molto prima di tutti gli altri, e che ti vedevo. >>
Il forestiero diede un’ennesima occhiata ai presenti. Ruggero era concentrato sulla sua meretrice, e gli altri ubriaconi avevano ripreso a giocare a carte. Per un po’ si sarebbe dovuto accontentare solo delle parole del vecchio per avere un po’ di sana distrazione
Nel ritrovato, precario equilibrio della taverna, il forestiero cercò di estrapolare qualche informazione dal vecchio, dato l’inutile tentativo con l’oste.
<< Immagino non sia la tua prima volta qui. Mi chiedo se conosci un tizio noto come Bill, che vive da queste parti. >>
Il vecchio lo fissò intensamente, mostrando un lieve sorriso. Infilò una mano sotto al pastrano e quando la ritirò aveva le dita artritiche strette attorno a un qualcosa di forma squadrata.
<< Giochi a carte? >> gli chiese, poggiando il mazzo sul tavolo sporco.
Il forestiero arcuò un sopracciglio, perplesso. Poi corrugò la fronte.
<< Ti ho fatto una domanda importante. >>
Il vecchio adesso aveva un sorriso ancora più ampio.
<< Giochi a carte? >>
Il forestiero, che non aveva ancora visto trent’anni d’inverni, fece fatica a nascondere la sua irritazione, accennando una smorfia che lasciava intendere chiaramente di non avere tempo da perdere. Tuttavia riconosceva che il vecchio era, di fatto, la miglior opzione per scoprire qualcosa in più su Bill.
<< Però le carte le do io. A lei lascio scegliere il modo in cui vorrà perdere. >>
Rimase in attesa che il vecchio dichiarasse il gioco che li attendeva.
Sospirando alla vista di quelle carte da gioco, il rosso si girò e tornò lentamente al suo posto. Al momento di sedersi. Rimuginò sui momenti vissuti alla frontiera della contea, e un ricordo acceso di quella persona nominata dal forestiero riaffiorò nella sua mente.
<< Bill è stato qui. >>
Il forestiero rimase inquieto al solo sentir quelle parole, mentre il vecchio si lasciò scappare un leggero ghigno.
<< E si sarebbe giocato ad una partita qualche obolo. >>
Il rosso, lontano dai tavoli dove la partita sarebbe incominciata, scrutò il giovane nell’atto di mescolare il mazzo.
Quando iniziò a distribuirle, il vecchio raccolse le sue una a una con calma, disponendosele in un egregio e ampio ventaglio. Osservandone il dorso, il forestiero notò che avevano una foggia strana, ma non si fece troppe domande; se erano antiche almeno la metà dell’uomo, dovevano appartenere a una collezione ormai dimenticata. Quando però le due mani furono pronte e le guardò per bene, si rese conto che anche i simboli gli erano sconosciuti. A quel punto perse le staffe.
<< Che razza di scherzo è, questi semi sono truccati! >>
Il vecchio scoppiò a ridere, perdendo quasi il fiato.
<< Ah sì?>>
Tirò fuori una carta dalla sua mano e la pose sul tavolo a faccia in su.
<< Anche questo seme è truccato? >>
Il forestiero cercò di mantenere la calma e, come per vizio, prese rapidamente il boccale di birra e fece un bel sorso. La fresca bevanda lo fece tornare in sé. Appoggiò il boccale con compostezza sul tavolo e rispose:
<< Mi chiedo quale gioco possa funzionare con una carta bianca nel mazzo… >>
Il rosso, che fino a quel momento aveva osservato il tutto da lontano, s’alzò e tornò ad avvicinarsi a loro.
<< Carta bianca? Guarda meglio >>
Il rosso scrutò le mura imperiali visibili al chiaro di luna fuori dalla finestra della locanda.
Al solo sentire queste parole, il forestiero girò la carta di nuovo. Incredulo, incominciò a balbettare.
<< È da mesi che Bill è in fuga, per ciò che ha commesso. Ma l’Esecutore è già sulle sue tracce >>
Il simbolo dell’emissario, un seme rosso cremisi poco visibile data la qualità della carta, era raffigurato rampante al centro della cornice.
<< Lui… è l’occhio di Re Durkham. Nessuno gli è mai sfuggito. Bill è stato abile nella sua fuga, ma non potrà riparare alle conseguenze di un suo passo falso. >>
Nuovamente, per gestire la poca temperanza, il forestiero prese rapidamente il boccale di birra, facendo, questa volta, due bei sorsi. Un po’ di schiuma gli colò sulla corta barba giovane, ma lui, con la calma ritrovata, appoggiò il boccale sul tavolo. Con un colpo secco del piede, calciò via la terza e ultima sedia allontanandola il giusto, come invito al rosso a sedersi con loro.
<< Vecchio, dai le carte per tre! >>
Il rosso si sedette al posto offertogli.
<< Cortesemente, anche per me un boccale. >>
Il vecchio batté le mani ridendo per quanto la gola arsa dai secoli gli permetteva, e quando il rosso fu seduto con loro recuperò tutte le carte e le mescolò. Le sue dita, fino a poco prima traballanti e incerte, s’erano fatte leste, mentre gli occhietti vigili come non mai passavano dal rosso al forestiero con fare acuto.
<< Il rosso parla al rosso >> cominciò a cantilenare << Il nero parla al nero… >>
Le distribuì con cura, tenendone solo una al centro del tavolo. Quando la volto, rifulse alla luce scarna delle lanterne a grasso animale di un pallore siderale.
<< E il bianco, signori miei? A chi parla il bianco? >>
Nel prendere le carte, lo sguardo malinconico del rosso incontrò quello del forestiero, ancora scosso alla visione di quel potente simbolo araldico.
<< Sono tempi particolari. Chi fugge dal Re, deve farlo in segreto >>
Di nuovo una nube di caos si dispiegò nel locale, distraendo l’ora formatosi trio.
<< Dove accidenti è la bistecca di controfiletto che avevo ordinato? >>
Ruggero tentava di innescare l’ennesima rissa da saloon, sputacchiando catarro nel bicchiere. Un tempo si trovava al centro dell’attenzione, mentre adesso con la sua insolenza era tanto rumoroso quanto odioso.
<< Ecco a lei, ci spiace per il ritardo >> si scusò l’oste << Le patate sono offerte dalla casa. >>
<< Se questa suola di scarpa la chiami bistecca, allora io sono un vichingo miceneo. Non tornerò più in questa schifezza di tana con voi luridi ratti dementi! >>
In realtà la bistecca era tenera e succulenta; il menzognero Ruggero si lamentava tutti i giorni per ottenere cibo gratuito. Forse un’altra rissa avrebbe convinto lo sceriffo a esiliarlo una volta per tutte, ma l’oste non poteva permettersi di sistemare nuovamente il locale a spese proprie.
Comunque, quando iniziò a trangugiare la propria cena le sue lamentele ebbero un’ennesima tregua che permise ai tre di proseguire i loro affari. Non che avesse destato eccessivamente la loro attenzione; il forestiero, invero, le aveva ascoltate appena.
Riflettendo nuovamente sulle ultime parole del vecchio, si sentì ancora una volta deriso. Cosa diavolo stava cercando di dire? Per l’ennesima volta prese il boccale per rinfrescarsi la mente, solo per accorgersi che di birra non ne era rimasta nemmeno una goccia. Questa volta lo sbatté sul tavolo con decisione.
<< Questo rosso ha detto la metà delle tue parole, vecchio, dicendo più del doppio. >>
Il vecchio contò le sue carte dalla prima all’ultima, poi dall’ultima alla prima, trattenne un rutto in gola e ridacchiò di nuovo. Alla fine scelse la terz’ultima da destra, e la depose su quella bianca. Questa aveva un quattro di bastoni.
<< Gli anni non aiutano, giovanotto. Mi hanno portato via le parole buone. Hai ragione. Ma il tuo amichetto Rosso, per quante cose abbia detto, ne ha saltata una importante. >>
Lisciò con un dito il profilo del boccale, nel quale ancora luccicava un po’ di schiuma.
<< Dove sta rifugiato il tuo caro Bill >>
A quelle parole, entrambi trasalirono.
Improvvisamente il portone si spalancò e tre pistole cariche si manifestarono sull’uscio.
<< Tutti a terra o apriamo al fuoco! >> gridò uno degli uomini incappucciati.
Metà del pubblico si gettò come richiesto, mentre gli altri rimasero pietrificati, troppo scossi per comprendere cosa stesse accadendo.
<< Portatemi quell’uomo >> e additò il forestiero << E sarete risparmiati. Avete la mia parola. >>
Un potente colpo fu sparato in aria, convincendo l’altra metà delle persone a buttarsi a terra. Era stato il fucile della giustizia.
<< Sono le sceriffo della contea di Ironshire. Abbassate le armi, garzoni. Possiamo risolvere la questione senza riempire di piombo la pancia di nessuno. Dopodiché presentatevi. >>
<< Lei non ha più pallida idea di chi sia quell’uomo, e se lo sapesse lo avrebbe già impiccato! >> rispose audacemente il ragazzo armato senza tirarsi indietro.
[CONTINUA]
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