Storie da Taverna – Prima parte

Questo racconto proviene da un esperimento creativo nato per caso, una pigra sera di fine Luglio. La storia è scritta a più mani, ogni colore rappresenta un autore secondo lo schema seguente:

Nero – K

Vi auguriamo buona lettura!


Sebbene il cappello coprisse quasi completamente il volto del forestiero, rendendo ancora più enigmatiche le sue intenzioni, più di una persona quella sera notò il riso beffardo con cui reagì alla scontrosa accoglienza dell’oste e degli ospiti della taverna. Con fermezza e passo sicuro, come se conoscesse a memoria quel posto, si avvicinò al tavolo del vecchio. Togliendosi il cappello zuppo con la mano sinistra, e avvicinandolo per un breve attimo al petto come per accennare un inchino, lo poggiò sul tavolo.

Nella scarsa luce si vedevano i suoi capelli, unti da giorni di viaggio, lunghi fino alle spalle e di colore scuro. Si sedette e, dopo un respiro affannato, pronunciò deciso:

<< La mia birra? >>

Gli ospiti della taverna, come per non voler palesare la loro curiosità verso le vere intenzioni del forestiero, ritornano apparentemente alle loro faccende, discussioni, chiacchiere, ma mantenendo un orecchio teso verso il tavolo del vecchio. Il garzone, dopo poco, sbatté la birra sul tavolo: la schiuma fuoriuscì dal boccale, unendosi al bagnato lasciato dal cappello fradicio, rendendo ancora più sporco il tavolo di legno usurato. Prima che egli tornasse al bancone, il forestiero gli riferì a bassa voce:

<< Sono qui per incontrare un certo Bill. >>

Nel ritrovato, precario equilibrio della taverna, il forestiero cercò di estrapolare qualche informazione dal vecchio, dato l’inutile tentativo con l’oste.

<< Immagino non sia la tua prima volta qui. Mi chiedo se conosci un tizio noto come Bill, che vive da queste parti. >>

Il forestiero, che non aveva ancora visto trent’anni d’inverni, fece fatica a nascondere la sua irritazione, accennando una smorfia che lasciava intendere chiaramente di non avere tempo da perdere. Tuttavia riconosceva che il vecchio era, di fatto, la miglior opzione per scoprire qualcosa in più su Bill.

<< Però le carte le do io. A lei lascio scegliere il modo in cui vorrà perdere. >>

Rimase in attesa che il vecchio dichiarasse il gioco che li attendeva.

Il forestiero cercò di mantenere la calma e, come per vizio, prese rapidamente il boccale di birra e fece un bel sorso. La fresca bevanda lo fece tornare in sé. Appoggiò il boccale con compostezza sul tavolo e rispose:

<< Mi chiedo quale gioco possa funzionare con una carta bianca nel mazzo… >>

Nuovamente, per gestire la poca temperanza, il forestiero prese rapidamente il boccale di birra, facendo, questa volta, due bei sorsi. Un po’ di schiuma gli colò sulla corta barba giovane, ma lui, con la calma ritrovata, appoggiò il boccale sul tavolo. Con un colpo secco del piede, calciò via la terza e ultima sedia allontanandola il giusto, come invito al rosso a sedersi con loro.

<< Vecchio, dai le carte per tre! >>

Riflettendo nuovamente sulle ultime parole del vecchio, si sentì ancora una volta deriso. Cosa diavolo stava cercando di dire? Per l’ennesima volta prese il boccale per rinfrescarsi la mente, solo per accorgersi che di birra non ne era rimasta nemmeno una goccia. Questa volta lo sbatté sul tavolo con decisione.

<< Questo rosso ha detto la metà delle tue parole, vecchio, dicendo più del doppio. >>


[CONTINUA]

Crediti immagine – Vika_Glitter (via Pixabay)