Dimenticare di sognare


La luna sarà rossa stasera
ultime ore di libertà che mi aspettano
se voglio essere qualcuno, sarò quella che spera.
Rimangano ciuffi di erba nella mano,
non succederà il contrario,
sarò io che vorrò afferrare,
soprattutto quando sarò stanca di aspettare.

Una sera come tante aspettiamo per starcene un po' in disparte
e fare arte, perché no, se non abbiamo carte,
ma più spesso ammazziamo il tempo
e ridiamo mentre il vento si confonde col catrame.

Scriviamo di altri sogni e di tempi nuovi,
dimenticandoci che dobbiamo avere modi,
non dire cazzo e vaffanculo, se vogliamo stringere nodi,
guadagnare per scrivere questi pensieri in altri luoghi.

E come è sopportabile rimanere?
Passare una serata come tante e sentirci liberi di fare
prima di ritornare con il collare ad accontentare i pensieri di qualcun altro
a vestire le scarpe di qualche matto, pensare di tornare dal nostro gatto,
a scrivere gli appuntamenti per chi è distratto e non vede più la vita se è finita sotto il tacco.

Come tante volte ridiamo e aspettiamo,
ma nelle tue ciglia non vedo la chiusura di un sipario,
non vedo porte, tempi, presente e futuro che sono indipendenti,
nella tua schiena scrivo il calendario
di tutte le volte che il mondo abbiamo provato a disegnarlo

I tentativi diventano timidi passi
e anche se li allunghi e li sorpassi
non guardi più chi c'è davanti
e mentre gli altri gareggiano, provano di tutto per superare le distanze,
noi accendiamo la radio, guardiamo lontano
stringiamo nuove alleanze
le mani intrecciate in un talismano.

Mi racconti di come è divertente scendere,
della lettera di richiamo del collega,
del nuovo album che non dobbiamo perdere,
della poesia e del ritmo che li lega,
del nuovo gioco che dovremmo riprendere
se vogliamo platinarlo, di guardare Baggio
di seguire la nuova partita e pensare ad altro
ma ad altro non penso, una sera come tante,
mi sembra di non sentire niente, così come sempre
leggera e incredibile come un allunaggio.

Ti avevo cercato a lungo come tante, troppe sere, qui a largo
lo sguardo sempre lontano, pronto a perdersi in qualche atrio
e tu sedevi accanto, paziente, volevi farmi ridere a crepapelle
mostrarmi cosa si vede dietro le tende
di quelli che sono criminali, certo dipende,
se si sono messi questo in borsa, sarà certo una cosa losca
e staremo lì a congetturare
e ti ringrazio perché ho dimenticato di sognare.

Chiara Calcara